Breve storia di S. Maria della Vittoria

 

La nostra chiesa è uno dei tre templi votivi realizzati a Brescia a scioglimento di un voto (“per la pace vittoriosa e a suffragio dei caduti in guerra”) pronunciato a nome di tutta la comunità diocesana dal Vescovo di Brescia  Mons. Giacinto Gaggia nel 1917, in piena guerra. Gli altri templi furono S. Maria Immacolata a S. Eustachio (la “Pavoniana”) e S. Maria Ausiliatrice a Bottonaga (quella dei “Salesiani”, al quartiere Don Bosco), poi sostituita dall’attuale chiesa di S. Paolo.

Ma il voto fornì soprattutto un pretesto storico alla volontà di ovviare alla carenza di templi nelle periferie che tra fine Ottocento e primi del Novecento si stavano fortemente inurbando.

L’umanità più mobile e “sradicata”, richiamata dallo sviluppo industriale del capoluogo, costituiva un fenomeno del tutto nuovo e comportava il rischio della “scristianizzazione” delle periferie, tanto più che l’epoca era ancora quella della virulenta contrapposizione ideologica tra l’anticlericalismo di matrice liberale, il cattolicesimo e l’emergente socialismo (pur’esso anticlericale) che aveva facile presa sul nuovo proletariato operaio.

Urgeva perciò, nelle parole del Vescovo, che anche nelle nuove periferie potesse “troneggiare un campanile”. La risposta della popolazione all’appello per le nuove chiese fu encomiabile e venne subito istituito un Comitato Templi Votivi che individuò i siti.

Dopo la guerra il primo tempio cui si mise mano fu quello “in località Forcello, sulla strada per Cremona”, da intitolare a Santa Maria della Vittoria e al cui progetto lavorava l’architetto-ingegnere Alfredo Premoli.

Il 3 ottobre 1920 venne posata con solennità la “prima pietra” e nel maggio del ’22, in sott’ordine al Comitato Templi Votivi venne costituito il “Comitato per il tempio di S. Maria della Vittoria” presieduto da Antonio Fugini. Un anno dopo cominciò la costruzione limitata alle sole prime due “campate” partendo dalla facciata, a causa della scarsità di fondi.

Del resto la popolazione era scarsa: meno di un migliaio di persone raccolte lungo le pochissime strade (via Cremona, via Sostegno, via Savoldo, via Forcello e via S. Zeno) e nelle molte cascine sparse nella campagna.

A costruzione in corso, poi, si aggiunse una terza campata e finalmente il 4 novembre 1926 venne messa in programma l’inaugurazione … che non ci fu a causa di un violento attacco avvenuto tre giorni prima da parte di squadre fasciste alla tipografia de “La Voce del Popolo” e del quotidiano cattolico “Il Cittadino”, con la tacita complicità del potere politico locale.

Intollerabile stare fianco a fianco con le autorità politiche; Mons. Gaggia era furioso. La chiesa fu aperta comunque, senza particolari solennità il 28 novembre, mentre l’inaugurazione ufficiale si sarebbe tenuta il 4 novembre del successivo 1927 (il 4 novembre era il giorno anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale).

L’officiatura del tempio era stata affidata, dopo una complessa serie di trattative che avevano visto in gioco anche Salesiani e Maristi, ai “Piamartini” della “Pia Società della Sacra Famiglia di Nazareth” (non era ancora “Congregazione”).

Santa Maria della Vittoria, a sua volta, non era ancora Parrocchia; vi si curava l’assistenza religiosa alla popolazione della zona, ma la giurisdizione era divisa tra le due parrocchie della Volta e di S. Alessandro, solo presso le quali si potevano amministrare alcuni Sacramenti come Battesimo, Cresima e Matrimonio.

Primo sacerdote addetto alla “cura d’anime” di SMV fu P. Giulio Spinoni, cui venne affiancato – dopo la costruzione dell’Istituto Piamarta (1932) – P. Ilario Manfredini, iniziatore instancabile di quel “movimento” che avrebbe caratterizzato Santa Maria della Vittoria fino ai giorni nostri.

Il 6 giugno del 1937 SMV fu eretta finalmente a “Delegazione vescovile” (non ancora Parrocchia, ma “quasi”). Altra grande novità fu la ripresa dei lavori nel giugno del 1939 per il completamento del tempio, che poté essere inaugurato il 1° giugno 1941, a seconda guerra mondiale già in corso. Mancava ancora la metà superiore del campanile, ma vi si sarebbe provveduto nel 1949.

Durante la guerra i richiami alle armi, la difficile situazione economica e la morte di Luigi Pistot (giovane parrocchiano, vulcanico collaboratore di P. Manfredini), crearono non poche difficoltà alle attività parrocchiali, cui dedicava la sua opera come Curato anche P. Luigi Gottardi.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale capitò anche di peggio. Tanto per cominciare P. Manfredini venne arrestato per “favoreggiamento ai ribelli” e deferito al “Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato”, restando incarcerato dal 23 novembre del ‘43 al 27 maggio del ’44 (fu sostituito provvisoriamente da un giovanissimo P. Narciso Barlera, allora Rettore dell’Istituto).

Non bastò: dal 14 febbraio del ’44 Brescia entrò nel mirino dei bombardieri anglo-americani e via Cremona ne risentì non poco a causa della sua prossimità alla stazione ferroviaria. Molte le vittime, anche nella nostra zona.

La nostra chiesa fu colpita in pieno il 6 aprile 1945, a guerra ormai agli sgoccioli. Solo alla metà del ’46 sarebbe ritornata agibile, mentre era “Rettore” di SMV P. Luigi Girelli, succeduto a Manfredini da qualche mese.

Una maggiore stabilità gestionale di S. Maria si ebbe tra ’47 e ’48 quando, dopo una serie di “cambi”, approdarono in via Cremona P. Attilio Gosio e P. Giuseppe Molinari. Il primo sarebbe divenuto (finalmente) Parroco nel 1950 (la Parrocchia fu istituita il 23 aprile).

I loro anni furono fondamentali, specialmente per il difficile rilancio delle attività dopo la crisi post-bellica, ma anche per l’inaugurazione di un’era di “opere” che dura ancora oggi dopo più di mezzo secolo.

Venne completato il campanile e corredato del suo “concerto” di bronzi, ma soprattutto venne eretto in via Zanelli il complesso Oratorio femminile-Scuola materna che, completato nel ’55, fu affidato alle Suore Sacramentine di Bergamo. Infine, nello stesso 1955, grazie anche a una sorta di “autotassazione” spontanea dei giovani di allora venne aperto il primo nucleo del Circolo, allora affiliato alle ACLI.

Poi P. Molinari cambiò destinazione, venendo sostituito prima da P. Carlo Bianchi (1955-57) e poi da P. Italico Borsetti. Ricominciò un nuovo ciclo di “opere” con la decorazione e l’arredo interno della chiesa, che prima era solo una sorta di scatolone di pietra e mattoni rozzamente intonacato, mentre le attività oratoriane godettero di un nuovo fortissimo impulso.

Ancor più si intensificarono opere e attività quando, dal 1961, P. Gosio cedette il posto a P. Barlera che l’avrebbe tenuto fino al 1992. Fu “moto perpetuo”, per decenni: il completamento della sistemazione interna della chiesa, l’organo, il rifacimento del presbiterio, la cripta, l’ampliamento a più riprese del fabbricato del Circolo, il fabbricato interrato dell’oratorio, i suoi ampliamenti, il teatro, la palestra, il parco, ecc.

E attorno a ognuna delle “opere” materiali ruotava l’attività, grazie anche al “presidio” di fondamentali ruoli interni alla vita parrocchiale, garantito dagli eccellenti Curati e coadiutori: all’inizio ancora P. Italico Bosetti e poi non solo gli sperimentati P. Franco Prandini, P. Andrea Bonomini, P. Luigi Bersini e più tardi P. Dante Bettariga, ma anche una una serie di giovani sacerdoti tra i quali la lunga permanenza distinse P. Alessio Comincioli e P. Mario Casassa.

Anche lo sport targato SMV (da sempre il calcio, poi anche la pallavolo e per qualche anno perfino il rugby) costituiva un bel biglietto da visita per la nostra comunità, giustamente tenuto in considerazione (e spesso anche temuto) dagli avversari di turno. Pure il teatro ebbe un lungo periodo “stabile”, e in altra forma e su altri schemi durò ancora lungo tempo.

Infine venne la “ciliegina sulla torta”: Teleonessa SMV, prima emittente parrocchiale televisiva d’Italia (a Barlera piacevano i primati), mentre le squadre di pallavolo toccavano vertici di tutto rispetto a livello extraprovinciale e perfino nazionale.

E si arriva agli anni più recenti. Gli ultimi di P. Barlera erano stati faticosi e s’imponeva una fase di riorganizzazione e di sistemazione di attività e strutture. All’impegnativo compito si applicò per primo P. Brizio Ghensi, succeduto a Barlera e coadiuvato da P. Gianpaolo Bergamini.

Per quanto incisiva per il riordino della situazione parrocchiale, la parentesi fu breve poiché presto a Ghensi succedette (1994) P. Paolo Mazzoldi per dieci anni di impegnativo lavoro nel campo delle opere e della pastorale. A lui succedette P. Giancarlo Caprini, col compito di reggere la parrocchia e, insieme, l’intera comunità piamartina di via Cremona, comprendente perciò anche l’Istituto Piamarta. A coadiuvarlo (ma c’era da prima, già con Mazzoldi) era P. Antonio Ghidoni

E dopo Caprini ecco P. Francesco Ferrari, Parroco ancora attuale, col quale collaborano P. Benedetto Picca e P. Gabriele Gorni.

Da non dimenticare però che per qualche anno, dal 2000 ha prestato la sua opera presso S. Maria della Vittoria anche un P. Italico Bosetti, antica conoscenza di SMV, che per limiti di età era rientrato a Brescia dalla Parrocchia di Pontinia.

Quanto fatto in questi ultimi anni è memoria recente, dalla razionalizzazione alla manutenzione radicale e alla messa a norma di tutte le strutture (oratorio, Asilo, palestra, presbiterio e riscaldamento della chiesa, impianto fotovoltaico, ecc.) al nuovo campo di calcio, e altro, mentre sono maturati nuovi impulsi all’attività pastorale e caritativa. Ma soprattutto oratorio, catechismi e le iniziative di aggregazione nel settore adolescenziale e giovanile costituiscono il fiore all’occhiello di Santa Maria della Vittoria.

Gran lavoro perciò, e meritorio, da parte dei sacerdoti che han sempre saputo coniugare l’attività pastorale e quella che qui si potrebbe definire una “managerialità” nella gestione ad alto livello di una realtà complessa come la nostra Parrocchia in un mondo caratterizzato da una società civile e da istituzioni non più disposte a fare sconti sul piano dell’efficienza e della sicurezza.

Un parrocchiano d’eccezione come Mons. Enzo Giammancheri (per mezzo secolo affiancatore, consigliere, amico, mentore) purtroppo mancato da qualche anno, disse una volta di noi: “Santa Maria della Vittoria è per me una dimensione dello spirito”. E’ molto bello, ed è vero, anche grazie ad una storia complicata, a volte non lineare ma sempre “viva”, di uomini e donne, consacrati e laici, vecchi e giovani, che a S. Maria si sentono a casa loro e non potrebbero proprio farne a meno.

  

 

Informazioni aggiuntive